Marco Paolini - Album
… La prima cosa è l’odore della sifcamina e dell’olio canforato, per scaldare i muscoli in spogliatoio; la seconda è la faccia di Tarcisio, tirà come una bestemmia muta, gli occhi rossi di chi non ha dormito; la terza è lo o spogliatoio: stretto, lungo, come un vagone; la quarta è la squadra, tutti vestiti uguali, anch’io, allora gioco anch’io; la quinta il campo di fango di Rovigo, coi pali delle porte più alti del mondo, fatti apposta per farti prendere paura; la sesta è il caligo, la nebbia; la settima è una piova che vien e che lava; l’ottava gli spari in piazza; la nona è Barbin in coma, ma par che dorma; la decima è il nostro nome: gridato in piazza come a una partita vera Jo-le, Jo-le, Jo-le, Jo-le, Jo-le, Jo-le, Jo-le! …
Pare di vederlo, il pilone, quando dice a Paolini "Mi, te copo", perchè ha perso il pallone ovale tanto faticosamente conquistato da una pozzanghera che pare una piscina, uscendo da una mischia di avversari. Il pilone, quello che fa la testuggine, bovino ed ignorante, ma pieno di una dignità ed un agonismo così lontano dagli isterismi pallonari. Guardate il Sei Nazioni, altro che quella follia collettiva che riempie e che sembra essere l'unico motivo di esistenza di tv analogica, digitale, pay per view e chi più ne ha più ne metta. Il veneto è la lingua del rugby in Italia, ma il rugby parla una lingua internazionale, fatta di rispetto per le regole e per l'avversario. Ed è la lingua di Paolini, che emoziona, fa divertire, commuove, fa riflettere, tutto da solo anche in televisione come al teatro. Una dritta: se andate a vederlo, ogni volta fa mettere un certo numero di spettatori sul palco, accanto a sè. Sentirete forse peggio, ma gusterete da vicino ogni gesto ed ogni frase.
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