31.8.05

Jonathan Franzen - Le correzioni

Avete amato "American Beauty" ed il modo in cui Kevin Spacey si ribellava al sistema lavoro-casa-giardinaggionelweekend tipico di tante amene zoneresidenziali americane?
Avete amato "America Oggi" di Robert Altman, e la sequenza di vite puramente americane intersecate dal volo degli elicotteri su Los Angeles?
In tal caso, e solo in questo caso, dovete leggere assolutamente "Le correzioni" di Jonathan Franzen.
La luce di metà mattina di un disgelo di fine inverno, l'immobilità di una non-ora in un giorno feriale a St. Jude: Gary si chiese come facessero i suoi genitori a sopportare tutto questo. Le querce avevano lo stesso colore nero oleoso dei corvi che vi stavano appollaiati sopra. Il cielo erai dentico al selciato bianco-sale su cui anziani automobilisti arrancavano, rispettando limiti di velocità barbiturizzati, verso le loro mete: centri commerciali con pozze di neve scongelata sui tetti di carta catramata, arterie che passavano accanto ad acciaierie dai cortili fangosi, al manicomio statale e a ripetitori televisivi che infarcivano l'etere di soap opera e giochi a premi; circonvallazioni oltre le quali si estendeva un milione di acri di continente in disgelo, dove i pickup sprofondavano nell'argilla fino al semiasse, nei boschi echeggiavano colpi calibro 22 e alla radio trasmettevano solo gospel e musica country;
quartieri residenziali con lo stesso pallido bagliore a tutte le finestre, prati gialli e pieni di scoiattoli con qualche giocattolo di plastica conficcato qua e là nel terreno, un postino che fischiettava qualcosa di celtico e chiudeva le cassette con più forza del necessario, perchè la calma mortale delle strade, in quella non-ora, in quella non-stagione, poteva davvero uccidere.

Non e' solo humour nero, sarcasmo ed ironia a contraddistinguere "Le correzioni". Merito sicuro della traduttrice, ma le immagini evocate ed il modo di evocarle sono quasi ridondanti, trasudano abbondanza quasi come un panino con hamburger con tanto ketchup.
Perche' dire "un postino irlandese un pò scazzato" quando puoi dire "un postino che fischiettava qualcosa di celtico e chiudeva le cassette con piùforza del necessario"?
Jonathan Franzen in circa 600 pagine riesce a demolire quello che neanche Bin Laden è riuscito a demolire: il sistema di sicurezze che fanno andare avanti i rapporti all'interno di una famiglia americana tipica. Tramite una serie ininterrotta di "correzioni" apportate allo scorrere "normale" degli eventi così come potevano essere previsti dalla generazione precedente alla loro, tre figli adulti di una coppia di anziani coniugi riescono finalmente a ritrovare una pace interiore sottrattagli da anni ed anni di tentativi di riportarli all'uniformità perbenista e bacchettona dei genitori, anche se ognuno dei tre a modo suo.
Il "figlio prediletto", l'unico realmente realizzato nel lavoro così come vuole mammà, se ne distacca in modo traumatico; la figlia, chef bisessuale di successo, scopre quanto il padre sapesse realmente di lei solo in un barlume di lucidità della demenza senile che lo invalida; il terzo, l'intellettuale bohemien e semi-fallito, sposa una donna in grado di mantenerlo mentre scrive perpetuamente una sceneggiatura che nessuno metterà mai in scena.

Non posseggo la Einaudi, non mi verrà mai in tasca un centesimo di diritti dei 19 Euro che costano queste 599 pagine, ma leggete "Le correzioni": un vaccino contro i dispiaceri familiari, e c'è sempre una situazione o un personaggio in cui riconoscersi.

30.8.05

Agotha Kristof - Trilogia della città di K.

"Una prosa di perfetta, innaturale secchezza, una prosa che ha l'andatura di una marionetta omicida" - G.Manganelli.

Due gemelli, le atrocità e le privazioni della guerra, un'umanità che lotta per sopravvivere in un paese dall'Est europeo. I gemelli vengono affidati dalla madre ad una nonna che in realtà è una vecchia strega avara ed inacidita dall'età e dall'astio della gente del paese che la crede autrice dell'assassinio del marito. Vivono in due ma come una persona sola, inscindibili ancora di piu' di quanto non abbia fatto la natura generandoli contemporaneamente.
Anche la forma del racconto lo enfatizza: l'io narrante è infatti la prima persona plurale.
Lavorando per la nonna crescono, formando il proprio carattere in una sequenza di esercizi simili all'addestramento di un marine più che all'educazione di un bambino.

Esercizio di accattonaggio

Indossiamo abiti sporchi e laceri, ci togliamo le scarpe, ci sporchiamo la faccia e le mani. Andiamo in strada. Ci fermiamo, aspettiamo. Quando un ufficiale straniero passa davanti a noi, alziamo il braccio destro per salutare e tendiamo la mano sinistra. Nella maggior parte dei casi l'ufficiale passa senza fermarsi, senza vederci, senza guardarci.
Finalmente un ufficiale si ferma. Dice qualcosa in una lingua che non capiamo. Ci fa delle domande. Non rispondiamo; restiamo immobili, un braccio alzato, l'altro teso in avanti. Allora fruga nelle tasche, posa una moneta ed un pezzetto di cioccolato sul nostro palmo lercio e se ne va scuotendo la testa.
Continuiamo ad aspettare.
Una donna passa. Tendiamo la mano. Lei dice:
- Poveri bambini. Non ho niente da darvi.
Ci accarezza i capelli.
Diciamo:
- Grazie.
Un'altra donna ci dà due mele, un'altra dei biscotti.
Una donna passa. Tendiamo la mano, lei si ferma e dice:
- Non vi vergognate a chiedere l'elemosina? Venite da me, ci sono dei lavoretti facili per voi. Tagliare la legna, per esempio, o lucidare la terrazza. Siete abbastanza grandi e forti. Dopo, se lavorate bene, vi darò della minestra e del pane.
Rispondiamo:
- Non abbiamo voglia di lavorare per lei, signora. Non abbiamo voglia di mangiare ne' la sua minestra ne' il suo pane. Non abbiamo fame.
Lei domanda:
- E allora perchè chiedete l'elemosina?
- Per sapere che effetto fa e per osservare la reazione della gente.
Andandosene grida:
- Piccole sporche canaglie! Screanzati, fare queste cose!
Rientrando, gettiamo nell'erba alta che costeggia la strada le mele, i biscotti, il cioccolato e anche le monete.
La carezza sui capelli è impossibile gettarla.

I due bambini crescono insieme fra piccole abiezioni e prove di sopravvivenza, fino al momento in cui improvvisamente decidono di separarsi. Da questo punto non provate a tener traccia di chi sia Claus e chi Lucas. Le due vite si separano ma si fondono in una serie di prove dolorose che la vita gli presenta, e che alla fine convergono quando i due gemelli separati si riincontrano.
Non fate l'errore di pensare che sia solo un libro triste. E' come non poter fare a meno di informarsi sulla cronaca di un cataclisma naturale, qualcosa di inevitabile da cui non ci si riesce a staccare se non quando arriva da solo alla fine, come un treno che arriva alla stazione indipendentemente dalla nostra volontà.

Il treno è una buona idea.

Agotha Kristof - Trilogia della città di K. - Einaudi Tascabili - pp. 379