29.11.04

Sakamoto, 28 novembre, Auditorium di Roma



Il titolo è incompleto. Ryuichi Sakamoto E Christian Fennesz. Nel senso che il secondo interviene sulla musica del primo.
Tutta la prima parte del concerto non è male. Una volta superato il primo pezzo, in cui lo shock di vedere Sakamoto non suonare il lungo pianoforte a coda posizionato sul palco e' forte, i due si intendono bene, dando vita a un genere molto in voga: il musicista ed il rumorista. Il rumorista interviene con effetti elettronici sulle frasi di piano. Ogni tanto imbraccia una chitarra elettrica. Sakamoto suona disteso, ogni tanto si alza a percuotere con la mano le corde del piano. La cosa nel complesso e' piacevole, e si distende per circa un'ora, fino a quando i due si alzano, salutano, ed escono. Sarà una pausa, pensi, e hai la conferma con sollievo pochi secondi dopo. Ritornano per i bis, e Sakamoto attacca "Forbidden colors", fra il visibilio del pubblico. Peccato che (secondo me) lui se la ridacchi, perchè proprio quando ti stai lasciando cullare dalla melodia orientaleggiante, arrivano le pernacchie del rumorista. Non può essere vero, pensi, ed invece e' proprio così.
"Oramai sono cambiato, avete voluto il pezzo vecchio? Bene, ve lo faccio così, e pazienza se non vi sta bene".

28.11.04

I 2 ciccioni



Manlio. Il sosia di Aldo Fabrizi. Gianni. L'orco buono delle favole. I 2 ciccioni ti invitano a mangiare nella loro cucina, in mezzo alle pentole e fra gli effluvi tipici della cucina romana.
Accesso vietato a chi ha problemi dietetici o cerca le raffinatezze da nouvelle cuisine, qui si mangia in quantità smodate e con condimenti in razioni da cavallo. Quando ti fanno entrare, dopo aver aspettato al gelo perche' ci sono si e no 15 posti a sedere e non hai prenotato, tutti seduti a stretto contatto di gomito, ti sembra di entrare in una casa, non in una trattoria. "Qua ci si da' del tu", mi accoglie Gianni quando gli do' del lei, e capisci subito che vuol dire. "Vuoi un antipasto come lo famo noi?" e giù piatti di patate e cipolle, amatriciana che trabocca dal piatto, abbacchio che rischia di affogare nel fondo di cottura. Alla fine, boccheggiando, chiedi un caffè, e quando te lo serve dicendoti "di solito nun lo famo perchè con la moka è un casino farne 15", capisci che sei davvero in una casa, a 50 metri dai winebar-fashion-fighetti che prosperano a Trastevere.

25.11.04

Ludovico Einaudi, 23 novembre, Auditorium di Roma


Ludovico Einaudi, 23 novembre, Auditorium di Roma
Una vera e propria esperienza di estasi mistica. Schivo, pacato, suona proprio come ti aspetti che faccia ascoltando i suoi dischi. E infatti parte dalle esecuzioni dell'ultimo disco, "Una mattina", che rivela un nuovo aspetto della sua vita. Per me che l'ho conosciuto ascoltando "Le onde", il disco piu' noto, con il pezzo usato da Nanni Moretti in "Aprile", Einaudi era sinonimo di malinconia, di spazi vuoti, di pensieri che vagano. Ora invece racconta la sua vita familiare, gli affetti, le piccole cose di ogni giorno, popolando i suoi spazi delle suppellettili per la prima colazione, come e' evidente fin dalla copertina del suo nuovo disco.
Accompagnato da Marco Decimo al violoncello, torna poi alle vecchie produzioni, quelle che hanno creato la setta di appassionati che fra Italia e Regno Unito affolla le sue esibizioni. E allora "Eden Roc", "Luce dei miei occhi", "Fuori dalla notte", "Melodia africana", "La nascita delle cose segrete", per chiudere con "Le onde", portano allo spettatore esigente le emozioni cercate.

Altra foto di Einaudi


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